Il Paese dei BOH e degli Specchi narrativa bambini 16/02/2004 Dedicato a piccini e grandi… "Oh, voi non sapete bambini, cosa accadde nel mondo dei BOH, or vi racconto sapete un racconto piccino picciò.” Nel lontanissimo mondo dei BOH, nascevano domande senza mai risposte e Giada s’addormentava con il suo papà stretto a lei, che le raccontava di questo mondo incantato. In questo Paese non vi erano strade, ma solo case microcosmiche e omini tanto piccoli da stare in una mano. Nel Paese dei BOH esistevano due comunità: quella dei Folletti Felici che spesso si batteva contro quella dei Folletti Malefici. Ogni giorno c’era una contesa per far sì che prevalesse l’amore in modo definitivo, ma ahimè non c’erano nemmeno per questo, risposte; ed ogni giorno il sole a stento filtrava dalle nebbie dense delle cattiverie, ogni giorno c’era un sortilegio nel Paese dei BOH, nessuno si faceva dei piaceri, ognuno pensava per sé. A stento la piccola comunità dei Folletti Felici riusciva a far parlar le persone fra loro, se questo accadeva subito s’azzuffavano per niente. Spesso quando s’incontravano per caso innanzi ad un grosso sterrato, diventata Piazza, mormoravano in modo incomprensibile fra loro, coprendosi con le voci, e facendosi dei grandi dispetti. Si deridevano; il rispetto fra loro non era nemmeno conosciuto! In mezzo alla ressa, esclamava alzando la voce Folletto Accigliato “ Io, a casa, ho il Computer e ho persino Internet!” Quasi nessuno dei presenti non sapeva che fosse, e ripetevano in un ridicolo balbettio tutti in coro “C o n p u t è r?” Sbagliando consonati e pronuncia. “Cos’e’ un Con p u t è r?!” Poi scoppiavano in una fragorosa risata. Folletto Accigliato era l’unico di quella comunità dei Folletti Malefici ad avere finito gli studi, ma presto non seppe cosa farsene visto la volontà, di quasi tutti, a non voler capire determinate cose. “Già!” riprendeva scocciato “Voi siete capaci di fare solo domande e sapete solo denigrare, fare grandi malefici, affinché tutto il bene si tramuti presto in male, non dovreste avere il rinnovo a possedere certi poteri magici!” Bofonchiando più in là Folletto Indifferente ascoltava assorto, non gli interessava mai niente di nessun argomento e di nessuno, ed il suo era un egoismo così marcato che a volte lo era persino con se stesso. “A me che importa!” Affermava nauseato, steso su un tronco d’albero lavorato a forma di panchina. Nel Paese dei BOH c’erano enormi quantità di specchi, molti per famiglie; le loro casette erano ricolme di specchi d’ogni tipo e colore. Lunghi, ovali, tondeggianti, rettangolari, esagonali, da parete, da soffitto, da pavimento, interi lastricati a terra luccicanti all’inverosimile! In ogni momento piaceva loro specchiarsi, mentre compivano ogni attività, e mentre per i Folletti Felici erano quasi superflui, e ne sarebbe bastato certamente uno o due al massimo, il potere dei Folletti Malefici era dimostrato dal possedere più specchi possibili. Quest’ultimi passavano molto tempo a guardarsi davanti allo specchio, magari quello all’ultima moda, a cercare espressioni cattive da esibire quanto prima; ognuno, gonfio di fiero narcisismo, s’auto declamava il migliore. Non c’era stima verso gli altri in nessun’occasione, e nemmeno comprensione o affetto; solo rabbia, odio, e tanta ma tanta cattiveria. Un giorno Folletto Sensibile decise d’intervenire rompendo tutti gli specchi; almeno una domanda, quella domanda, ebbe chiara risposta mia cara piccola Giada, disse il papà continuando a leggere la storia, a cui presto sbrigate le ultime faccenducole si unì anche la mamma che la avvicinò a se. Giada insieme al Folletto Sensibile avrebbe cambiato la sorte, d’ogni singolo abitante del Paese dei BOH e degli Specchi; egli si servì di grossi rami per infrangere con tutta la forza quegli specchi che riflettevano i grandi poteri dei Folletti Malefici amplificandoli. Giada raccoglieva le briciole di quei vetri e le portava lontano, poi colorò assieme a Folletto Vernice e ridisegnò la storia finale, un gran brutto finale se alcuno sarebbe intervenuto. Ora il Paese dei Boh e’ cambiato, e anche se molte domande ancora non avrebbero avuto risposta e non l’avevano, certamente il sortilegio in parte e’ stato convertito in bene. Qualcuno ancora c’era di cattivo, ma in netta minoranza. Giada strinse il suo papà e la sua mamma, comprese l’affetto che riceveva e che certamente era cosa veramente importantissima ai giorni nostri; avere una famiglia con valori e principi sani, ma soprattutto unita. Folletto Sensibile, Folletto Bontà e Folletto Vernice regalarono a Giada un prezioso anellino fatto con un piccolo frammento di specchio che era stato esorcizzato dal male. Lo mise al dito stringendo a se, ancora più forte, mamma e papà, s’addormento’ col sorriso sulle labbra. La piccola Giada era stanca, aveva lavorato assieme a quella comunità per costruire il bene e stranamente c’era riuscita. Le favole finiscono sempre così, a volte, o fa bene crederlo. Roberta Vasselli Venezia, 16 Febbraio 2004